La debolezza evidente del terzo polo

Salvo errori e omissioni, è stato fondato da Pier Ferdinando Casini un terzo polo che si chiamerà forse polo della nazione. La ragione di questa repentina svolta, lo ha spiegato con ironia Rocco Buttiglione, è il rischio che la controffensiva berlusconiana sottragga a ciascuno dei contraenti una certa quota del loro bottino parlamentare. Fallito l’assalto al governo, il terzo polo si trova paradossalmente a essere quello più esposto a effetti catastrofici in caso di ricorso elle elezioni.
12 AGO 20
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Salvo errori e omissioni, è stato fondato da Pier Ferdinando Casini un terzo polo che si chiamerà forse polo della nazione. La ragione di questa repentina svolta, lo ha spiegato con ironia Rocco Buttiglione, è il rischio che la controffensiva berlusconiana sottragga a ciascuno dei contraenti una certa quota del loro bottino parlamentare. Fallito l’assalto al governo, il terzo polo si trova paradossalmente a essere quello più esposto a effetti catastrofici in caso di ricorso elle elezioni; e vantare i cento parlamentari confederati, come poteva fare tre anni fa Fausto Bertinotti, non porta fortuna. Ma per evitare le elezioni bisogna consentire al governo di sopravvivere. Forse per questo, Casini ha voluto segnare le distanze non solo dal berlusconismo ma anche dall’antiberlusconismo. Questo allude a una tattica parlamentare gestita col bilancino del farmacista invece che con le scimitarre dell’ostruzionismo sistematico. Il raggruppamento centrista può evitare emorragie finché si limita a dare qualche colpo di spillo, ma se porta la situazione a una scelta netta, governabilità o elezioni, rischia di perdere i sostenitori più tiepidi.

Almeno fino a gennaio,
questo traccheggiamento è utile anche per l’esigua maggioranza di centrodestra, che deve concludere alcune riforme e trovare un accordo sul decreto di fine anno (il milleproroghe). Quando, approvati i decreti del federalismo fiscale e conosciuto il verdetto della Consulta sul legittimo impedimento, si tireranno le somme, il terzo polo sarà costretto a scegliere tra un appoggio, magari esterno, all’esecutivo, o la ghigliottina elettorale. Il carattere difensivo dell’operazione terzo polo è evidente e in fondo, dato che la governabilità è considerata un valore importante in questo momento oltretevere, non è affatto da escludere che l’unità granitica proclamata mercoledì pomeriggio da Fini, Casini e tutti gli altri “terzopolisti” in fin dei conti non si dimostri effettivamente tale.